"Più mi sforzo di sbucciarmi di dosso  la pelle  indigena e di promuovermi "totus europeus", più tendo a raccogliermi e ricucirmi dentro la mia terra e la mia civiltà". Gesualdo Bufalino (1920-1996)

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                                         Presidente Avvocato Antonino Granata


                                             

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VASTEDDI...

Farina, acqua, lievito, sale, zucchero,olio...

Si impasta la farina con acqua tiepida, sale e lievito. Si lavora l'impasto fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti. Si lascia lievitare per alcune ore, poi si rimpasta ancora formando tante piccole pizze  e si friggono in olio ben caldo si depongono su carta scottex per eliminare l'olio e si cospargono di abbondante zucchero, volendo si possono spennellare con la nutella...buon appetito!

Questa era la merenda dei bambini (e dei grandi) quando non esistevano ancora quelle confezionate.

Non sarebbe male far scoprire ai bambini di oggi le "merende" di un tempo...


"Frastuca" è il frutto e "frastucara" la pianta, derivano dai termini arabi "fristach" e "frastuch" e "festuch" derivati a loro volta dalla voce persiana "fistich"...Stiamo parlando del pistacchio!

Infatti furono proprio gli Arabi a diffondere la cultura del pistacchio in Sicilia e ad incentrare nella zona di Bronte il bacino principale di coltivazione tanto da fare ottenere a questo prelibato prodotto l'iscrizione nel registro europeo delle denominazioni di origine protetta (Dop).

Il pistacchio verde di Bronte (oro verde) ha un colore verde smeraldo brillante, un profumo intenso e un gusto particolare. Sembra che siano proprio il terreno lavico, ricco di sali minerali,  il sole e l'aria di questa terra a fornire delle proprietà uniche a questa pianta.

L'oro verde ha proprietà organolettiche, è ricco di calcio, ferro, magnesio, fosforo, molte vitamine e aminoacidi; è alquanto energetico: 600 calorie ogni 100 grammi!

Questo prodotto viene usato per preparare: torte, paste, torroni, mousse, confetti, gelati, e granite. Viene adoperato per condire primi e secondi piatti o arancini, ed è ottimo per dare un gusto particolare agli insaccati (mortadelle e soppressate). Anche nelle Pasticcerie e nei Ristoranti di San Teodoro e Cesarò, viene usato il Pistacchio ricavando delle ottime pietanze con il salato e degli eccellenti dolci che variano dalle paste al pistacchio ai gelati ed alle granite senza dimenticare le delicate e saporite torte al pistacchio.

Grazie alle sue doti emollienti viene usato nel settore cosmetico e l'infuso di corteccia è un ottimo rinfrescante.

Ora la "pistacia vera" ha finalmente il riconoscimento europeo di prodotto di qualità. (Nell'immagine una torta guarnita al pistacchio elaborata a San Teodoro)



La Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) e la Tia (tariffa igiene ambientale) sono tributi che i Comuni  applicano sulla base del costo totale del servizio di raccolta e successivo smaltimento dei rifiuti. Il parametro di riferimento è la superficie dei locali di abitazione e di attività dove possono avere origine tali rifiuti.

Tale importo è gravato ulteriormente dell'IVA del 10% (ulteriore imposta applicata su un'imposta!) .

La Corte di Cassazione, in linea con le decisioni adottate dagli altri Paesi dell'Unione europea, ha stabilito che il corrispettivo che i cittadini pagano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, è una tassa e non una "tariffa" e pertanto non è addebitabile l'IVA.

La Corte Costituzionale dichiara, perciò, illegittima l'applicazione dell'IVA sulla tassa dei rifiuti. I consumatori, con in mano la prova del pagamento negli ultimi cinque anni della Tarsu (o TIA) sulla quale è stata calcolata la voce IVA al 10%, potranno chiedere il rimborso di quanto pagato in più presentando le bollette pagate.

Teoricamente basterebbe diffidare l'amministrazione comunale per ottenere in un futuro prossimo  la restituzione delle somme indebitamente versate a titolo di  Imposta - IVA - , ma naturalmente l'ultima parola spetta al Governo. In ogni modo non costa nulla rivolgersi ai CODACONS per ulteriori dettagli!




In Sicilia c'è una ingente varietà di prodotti caseari, tutti estremamente genuini, gustosi e saporiti. Nonostante tutto, i cultori del mestiere "inventano" continuamente dei prodotti nuovi. I consumatori raffinano i loro palati e si stufano dei soliti gusti e  i "tumazzari" furbescamente riescono ad inserire nei prodotti locali delle spezie e degli aromi che rendono il prodotto ancora più appetibile. Detto questo, possiamo sintetizzare in tre grandi gruppi le leccornie casearie: il Pecorino Siciliano (Tumazzu), la Provola, la Ricotta.

La provola dei Nebrodi è un formaggio a pasta filata è prodotta con latte di vacca intero, crudo; microflora naturale; caglio a pasta di capretto e/o agnello; pascolo naturale e coltivato con integrazione di foraggi e concentrati in stalla in quantità variabile rispetto alla stagione foraggera.

È l'unica provola ad essere stagionata. Ha una forma molto particolare, oblunga a pera sormontata da un breve collo con la testa a palla. Talvolta è d'uso mettere nell'anima della provola un limone verdello, che conferirà al prodotto stagionato il caratteristico profumo dell'agrume, oppure del burro. La salatura avviene in salamoia satura. Richiede una stagionatura di almeno 10 giorni fino a un mese per il fresco, 3-4 mesi per il semistagionato, oltre per lo stagionato.

Ha crosta sottile di colore giallo paglierino tendente al giallo ambrato con l'avanzare della stagionatura.

Ha un odore inconfondibile, la pasta è bianca tendente al paglierino, la consistenza è morbida e compatta. Il sapore è dolce e delicato, lievemente acidulo tendente al piccante.

 

La provola siciliana viene prodotta con tecniche tradizionali. Il latte (intero, crudo; microflora naturale; caglio a pasta di agnello e/o capretto; pascolo naturale ricco di essenze spontanee) coagula in una tina di legno a 34-37°C con caglio in pasta di agnello e/o capretto. La cagliata dopo la cottura è posta a maturare e spurgare per circa 3-4 ore su tavolieri di legno. La filatura è manuale e le provole vengono modellate a mano nella tipica forma affusolata a pera con testina; la salatura avviene in salamoia satura per un tempo variabile da 4 a 6 ore circa in rapporto alla pezzatura.

La crosta è sottile, liscia e di colore giallo ambrato. La pasta è di colore giallo paglierino, compatta. L'odore è gradevole ed il sapore dolce e delicato.

 

Il Pecorino Siciliano (Tumazzu) È un formaggio a pasta dura, prodotto esclusivamente con latte di pecora intero, fresco e coagulato con caglio di agnello in pasta; prodotto con o senza bacche di pepe (pipernigrum), affogate nella pasta all'atto dell'incanestratura. Si presenta nella classica forma cilindrica a facce piane o lievemente concave, recante impressa l'impronta del canestro; l'altezza dello scalzo varia da 10 a 18 cm. , il peso da 4 a 12 chilogrammi., con variazioni per entrambe le caratteristiche in funzione delle condizioni tecniche di produzione.

Caratteristiche organolettiche in base ai tempi di stagionatura:

TUMA - Prodotto da tavola, di gusto dolce per l'alto contenuto in lattosio non ancora impegnato nella fermentazione. Viene consumato subito dopo la produzione.

PRIMO SALE - Formaggio da tavola di lieve e blanda salatura per trattamento con sale fine a secco sullo scalzo. Si consuma dopo circa 10 gg. dalla produzione, ha un caratteristico sapore gradevole.

SECONDO SALE - Formaggio saporoso che ricorda la specie di provenienza, da tavola o da tenera grattugia, misto dolce e salato per il trattamento di sale a secco o in salamoia satura.

Viene consumato tra i 45 e i 90 giorni dalla sua produzione.

STAGIONATO - È il Pecorino siciliano per antonomasia. che si distingue per le sue caratteristiche dagli altri pecorini stagionati prodotti in Italia. La maturazione è completa intorno al 4 - 6 mese dalla produzione. Formaggio da grattugia e per i gusti più ghiotti anche da tavola. Conferisce alle pietanze sapori mediterranei.

 

Ricotta Siciliana

 

Si produce con il siero di latte della specie prescelta (vacca, pecora, capra) viene addizionato di sale e di latte della stessa specie, quindi riscaldato a circa 90°C fino a quando non avviene l'affioramento della ricotta. Una volta affiorata si elimina la schiuma in superficie e si raccoglie la ricotta nelle fiscelle che verranno poste in un tavolo inclinato contenente dell'acqua fredda; il sale va aggiunto durante la lavorazione secondo la specie da cui proviene il siero e secondo la tecnologia di produzione.

 

Ricotta frisca di Pecura

 

Prodotto con siero di pecora con aggiunta di latte. Non ha crosta, la sua pasta bianca è molto cremosa; ha forma rotonda con diametro di cm. 20 alta cm. 30. Non richiede stagionatura poiché si consuma fresca a tavola.

Prodotto di larghissimo consumo sia nella cucina tipica siciliana che in pasticceria. Ha moltissime varianti: Ricotta Salata, Ricotta ccu sieru, Ricotta frisca di vacca, Ricotta Sicca

 

Ricotta infornata siciliana

 

È un formaggio prodotto fresco derivato da latte di vacca, pecora o capra con siero di latte di vacca, di pecora o di capra o misto nelle diverse combinazioni; microflora naturale. Il siero di latte di vacca, di pecora o di capra o misto viene addizionato di sale marino o di agra (scotta acidificata), quindi riscaldato a circa 90°C fino a quando non avviene l'affioramento della ricotta. Una volta affiorata si elimina la schiuma in superficie e si raccoglie la ricotta nelle fiscelle che verranno poste su un tavolo inclinato contenente dell'acqua fredda. Le ricotte, dopo 1-2 giorni dalla produzione, vengono trasferite in contenitori di ceramica preventivamente imburrati o cosparsi di pepe nero macinato. Subiscono, quindi, una cottura in forno a pietra a 180°C - 200°C per un tempo di circa 30 minuti fino all'ottenimento di una sottile pellicola di colore bruno-rossastro; le forme possono subire anche una salatura o durante la lavorazione o durante l'asciugatura.

 

(santuzza&nicola) 22 novembre 2009

 

Le immagini riproducono prodotti caseari rigorosamente di aziende del territorio di San Teodoro.


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Il "Pane ca meusa"...una sorta di kebab, sembra risalire al medioevo quando era presente in città un folto gruppo ebraico. Fra le altre cose, alcuni membri di questa Comunità, svolgevano delle attività nei mattatoi locali eccellendo nell'uccisione degli animali e nel loro sezionamento. Per motivi religiosi, non accettavano ricompense per il loro lavoro, e veniva concesso di trattenere le interiora che dopo aver cucinato, rivendevano. Successivamente, verso il XVI° secolo questa attività, quando la comunità ebraica fu allontanata, passò ai "caciuttari" che attraverso i loro chioschi ambulanti oltre a servire il pane inzuppato nell'olio e nello strutto, hanno aggiunto anche le interiora fritte nella sugna. Infatti l'arte gastronomica siciliana ha subito nel corso dei secoli influenze apportate da tutti i popoli che hanno dominato l'isola. Nella cucina siciliana è facile riscontrare sapori che riconducono alla Grecia, Spagna, Francia e alla cultura araba.

Il pane con la "meusa" è la tradizionale focaccia siciliana calda (vastedda) condita con frattaglie di vitello (milza e polmone) fritte nello strutto (sugna) - schietta - e,  a volte,  viene integrato il tutto con una spruzzata di ricotta o di provola grattugiata (maritata).

La milza e il polmone vengono prima bolliti e poi, una volta tagliati a pezzetti, soffritti brevemente nella sugna.

Maestri di questa prelibatezza sono gli attuali "meusari", ambulanti che si trovano nei mercati come la Vucciria a Palermo.

L'Antica Focacceria San Francesco è uno dei locali più tipici e antichi del capoluogo siciliano dove si possono gustare le pietanze tipiche regionali della cucina popolare con i sapori rustici, semplici e profumati di una volta: la pasta con le sarde, lo sfincione (sfinciuni, una pizza morbida e spugnosa con sopra una salsa a base di pomodoro, cipolla, e pezzetti di provola), panelle (frittelle di farina di ceci), cazzilli (sono delle piccole e soffici crocchette di patate che devono il loro nome alla loro caratteristica forma fallica), stigghiole (hanno come base le budella di agnello, lavate in acqua e sale, condite con prezzemolo con o senza cipolla, infilzate in uno spiedino o arrotolate attorno ad un porro e cucinate direttamente sulla brace, si mangiano calde, condite con sale e limone) e la focaccia con la meusa (schietta o maritata).

Proprio i titolari di questo "Ristorante" hanno avuto l'idea di globalizzare il "pane ca meusa".

Hanno aperto un punto vendita a Roma ed ora vogliono conquistare le piazze europee ed extraeuropee. La loro intenzione è di esportare la cucina siciliana, ed in particolare questa succulenta pietanza, a New York, Tokio, Londra, Madrid e Bruxelles.

Nel filmato tratto da youtube, un venditore di "Pani ca meusa" a "A Vucciria" di Palermo.

 


"Spero che per gennaio i primi lavori possano partire se non addirittura per dicembre". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli...il ponte sullo Stretto di Messina si farà e per i lavori sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro sui 6,1 del costo complessivo dell'opera.

In questi giorni abbiamo assistito all'ultima tragedia avvenuta a Messina e provincia: una tremenda alluvione si è abbattuta in quelle zone provocando ingenti danni e molte vittime.

Il 25 ottobre 2007 una frana colpì quelle stessa zone, non ci furono vittime, furono stanziati fondi per mettere in sicurezza la zona, fu fatto un semplice terrazzamento...

Le cause che provocano queste tragedie sono molteplici e sono da ricercare nel dissesto idrogeologico, nell'abusivismo edilizio con conseguente cementificazione selvaggia, nei pochi investimenti in sicurezza e manutenzione.

Le alture che sovrastano i paesi vengono private degli alberi, in parte tagliati per cementificare e il resto è provocato dagli incendi e non vengono costruiti spessi muri di contenimento. Le ingenti piogge  provocano le frane.

Non viene mai effettuata una semplice e normale manutenzione, come la pulizia di canali, fiumi e tombini. Mancano Fondi!

Lo scorso dicembre è ricorso il centenario del catastrofico terremoto di Messina:  distrusse la città e fece migliaia di vittime. A tutt'oggi la città non è del tutto ricostruita e purtroppo parecchie persone sono ancora costrette a vivere in baracche.

Da ricerche condotte dal WWF Italia è emerso che solo il 25% delle case di Messina sono in sicurezza antisismica, non esiste un  sistema di allarme in caso di maremoto in nessuna località né tirrenica né ionica, sulle coste siciliana e calabrese dello Stretto di Messina. I messinesi non sono informati adeguatamente e non hanno mai partecipato, nel loro complesso, ad alcuna esercitazione gestita dalla

Protezione Civile.

L'area dello Stretto di Messina è considerata e riconosciuta universalmente come l'area a più alto rischio sismico del Mediterraneo, per lo scontro esistente tra la placca africana e quella euroasiatica.

Una recente tesi sostiene che in realtà il maremoto successivo al terremoto sia stato causato da una frana sottomarina e non direttamente dal sisma.

Oggi si ha la disponibilità di moderni sistemi e tecnologie antisismici di grande efficacia e costo limitato...mancano comunque i fondi!

Il costo per costruire il ponte sullo Stretto di aggira sui 6,1 miliardi di Euro, e, almeno sulla carta esistono...

La Sicilia ha un numero di Parlamentari regionali superiore a quello della Lombardia, pur avendo meno della metà degli abitanti, il loro stipendio è più alto dei parlamentari nazionali, che si sa benissimo essere tra il più alto d'Europa.

Si può anche pensare di costruire il ponte ma dopo aver provveduto ad una sana e pianificata politica di assestamento del territorio, considerando che i FONDI ci sono, manca la volontà politica o meglio esiste una volontà politica di realizzazione di opere faraoniche per futura memoria... Ma c'è da ricordare che l'articolo 9 della Costituzione recita: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

Come si può pensare di realizzare un'opera inutile come il Ponte su un territorio tanto pieno di problemi...?

La prima cosa da fare è una pressante attività di prevenzione e di difesa del territorio: consolidamento e messa in sicurezza del patrimonio esistente, evitare la cementificazione selvaggia, e non sottovalutare il rischio sismico e il delicato equilibrio idrogeologico.

I miliardi stanziati per costruire una cosa tanto inutile come il Ponte devono venire dirottati e investiti in sicurezza e manutenzione: non si vuole più assistere a tragedie dovute all'incuria.    4 ottobre 2009



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